La dissecazione aortica
è una patologia differente, nella quale, per difetto della
parete vascolare (medionecrosi cistica) costituzionale (sindrome
di Marfan o di Ehlers-Danlos) o acquisito (aterosclerosi) si verifica
lo slaminamento dello strato più interno della parete aortica
(definita in termine medici Intima) con penetrazione di sangue
in falsi canali formatisi tra l’intima e gli strati più
esterni del vaso. Si tratta di condizioni altamente instabili,
in merito sia alla possibilità di rottura aortica, sia
alla progressione del fenomeno lungo tutto il vaso aortico, con
rischio di occlusione di rami importanti originanti dall’aorta.
Tale instabilità riguarda soprattutto le
prime 24-48 ore dall’esordio, anche se, la durata della fase
acuta si estende convenzionalmente alle prime 2 settimane. A seconda
del coinvolgimento o meno dell’aorta ascendente l’università
di Stanford ha proposto una classificazione tuttora in vigore in:
· Dissecazioni di tipo A,
che costituiscono emergenze cardiochirurgiche
· Dissecazioni di tipo B,
la cui gestione spetta al Chirurgo Vascolare
Classificazione di De bakey e Stanford
Queste ultime esigono un trattamento medico intensivo,
con farmaci anti-ipertensivi (che abbassano la pressione), analgesici
(che riducono il dolore) e monitoraggio dei parametri vitali del
paziente.
A differenza degli aneurismi propriamente detti,
le dissecazioni aortiche sono sempre sintomatiche per un violento
dolore retro-sternale (che simula quello dell’infarto) e/o
inter-scapolare, irradiato verso il basso, lungo la colonna vertebrale.
Si ricorre al trattamento invasivo, chirurgico
tradizionale, o, come oggi sempre più spesso accade, endovascolare
in presenza di determinate complicanze quali: la rottura aortica,
un dolore persistente ed incoercibile, l’impossibilità
di controllo della pressione arteriosa, la presenza di segni anatomici
di incipiente rottura agli esami di controllo (TAC o risonanza)
e i quadri di malperfusione, che dipendono dalla strozzatura o dalla
chiusura dei vasi collaterali aortici, ad opera della dissecazione,
provocando un’ischemia (riduzione dell’ apporto di sangue
provoca nei tessuti ed organi non irrorarti uno stato di sofferenza
“ingravescente” che può condurre alla loro distruzione
e morte) dell’intestino, dei reni, degli arti o del midollo.
Quando non trattati in urgenza/emergenza, l’evoluzione
della dissecazione di tipo B conduce, generalmente allo sviluppo
di un aneurisma dissecante cronico da progressivo allargamento dell’aorta
dissecata, il quale raggiunge diametro meritevole di trattamento
chirurgico nei 2/3 circa di pazienti a 5 anni dall’esordio.
ICONOGRAFIA
|