U.O.C. di Chirurgia Vascolare ed Endovascolare
Direttore Prof. Domenico Palombo

PATOLOGIA TRONCHI SOVRAORTICI

STENOSI CAROTIDEA

La diagnosi, il trattamento e la prevenzione delle patologie dei tronchi sovra-aortici rivestono un ruolo fondamentale all’interno della patologia vascolare, in considerazione del fatto che esse possano essere causa di “Ictus cerebri”, ovvero secondo la Definizione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), della rapida comparsa di sintomi e/o segni riferibili a perdita focale o globale della funzione cerebrale che persistono per più di 24 ore o portano a morte.

In Italia l’Ictus rappresenta la seconda causa di morte e la prima di invalidità permanente . Nei Paesi industrializzati l'ictus è la terza causa di morte dopo l'ischemia miocardica e le neoplasie (10-12% dei decessi ogni anno; 400.000 in Europa).

Le malattie cerebro-vascolari rappresentano il 31 % delle morti cardiovascolari. L’Incidenza di questa patologia cresce progressivamente con l'età fino a un massimo negli ultraottantenni ed è maggiore, tranne che in questi ultimi, nei maschi. E’ valutabile in Italia in 200-300 nuovi casi all’anno ogni 100.000 abitanti, rappresentando una vera e propria emergenza. Nella popolazione Italiana la prevalenza stimata nel 1990 era di circa 730.000 soggetti, destinata a salire ad oltre 950.000 casi nel 2008.

Il cervello, che si divide in due parti simmetriche dette emisferi cerebrali, pur rappresentando solo il 2% del peso corporeo, riceve il 15% della gittata cardiaca e consuma circa il 25% dell’ossigeno inspirato, attraverso un complesso sistema di vasi arteriosi.

Infatti ciascun emisfero cerebrale è irrorato attraverso:

- l’ arteria carotide comune che dà origine all’ arteria carotide interna ed esterna. Mentre quest’ultima non si occupa della vascolarizzazione cerebrale, l’arteria carotide interna decorre nelle regione antero-laterale del collo per poi entrare nella cavità cranica dove dà origine ai rami arteriosi cerebrali anteriori che si anastomizzano con i suoi controlaterali per dare origine alla parte anteriore del circolo di Willis.

- l’ arteria vertebrale, che decorre nella regione postero-mediale del collo per poi unirsi, all’interno della cavità cranica, con la sua controlaterale dando origine all’arteria basilare. Quest’ultima, a sua volta, si dirama nei rami cerebrali posteriori che, assieme ai propri controlaterali, completano posteriormente il circolo di Willis.

- il sopracitato Circolo di Willis che nasce dall’ unione di dei rami cerebrali anteriori e posteriori e che realizza una comunicazione tra i due assi carotidei di fondamentale importanza dal punto di vista del compenso emodinamico cerebrale nel momento in cui uno dei due sia patologico, garantendo una regolare vascolarizzazione del tessuto cerebrale.

Di fronte a condizioni patologiche legate all’aterosclerosi possiamo vedere una riduzione flusso ematico cerebrale (quantità di sangue che raggiunge il cervello) che porta ad una iniziale sofferenza tissutale fino alla vera e propria necrosi (distruzione cellulare) del parenchima, con la comparsa dei segni clinici dell’ischemia cerebrale.

L’aterosclerosi intacca soprattutto le arterie carotidi interne e la biforcazione carotidee dove si formano placche ateromasiche responsabili della formazione di progressivi restringimenti del lume arterioso carotideo .

Tali restringimenti, che vengono chiamati in termine medico “stenosi”, insieme con le caratteristiche morfologiche della placca che li ha formati, possono causare un ictus ischemico attraverso possibili diversi meccanismi patogenetici:

- riduzione della pressione di perfusione a valle della stenosi

- embolizzazione a destino cerebrale di frammenti della placca ateroscleroitca

- occlusione del vaso arterioso in seguito alla progressiva formazione di un trombo, ossia di un tappo di sangue coagulato ed organizzato, a causa dell’ irregolarità della superficie della placca

In tutti i casi il risultato è la riduzione o cessazione di flusso ematico in alcuni segmenti del cervello.

Le conseguenze di tali eventi variano a seconda dell’estensione e dell’importanza del tessuto cerebrale colpito. I quadri clinici possono essere diversi e il paziente potrà avere dei disturbi sensoriali (cecità improvvisa ad un occhio, formicolii e/o perdita della sensibilità di un arto) o motori (deficit dii forza ad un arto o a metà corpo, deviazione della rima buccale, impaccio con la parola, difficoltà a scrivere). L’aspetto che contraddistingue tali eventi è la brusca insorgenza, che spesso coglie il paziente in pieno benessere e il fatto che possono manifestarsi in modo transitorio o permanente

- TIA: (attacco ischemico transitorio) ovvero un quadro di ischemia cerebrale caratterizzata da un disturbo neurologico focale reversibile entro le 24 ore. Da notare che tale manifestazione clinica può essere solo un preludio di un evento ben più grave che è l’ictus e pertanto da non sottovalutare.

- Ictus: (colpo), evvento drammatico che si differenzia dal TIA per la sua irreversibilità. Si distinguono due tipi di Ictus: L’ictus ischemico che rappresenta l’85% delle malattie cerebrovascolari e l’ictus emorragico che si presenta meno frequentemente con una quota di incidenza del 15%.

La maggior parte degl'ictus ischemici hanno un'insorgenza improvvisa e solo 1/3 dei soggetti colpiti da ictus definitivo presentano nella loro anamnesi un episodio ischemico transitorio (TIA).

In considerazioni delle osservazioni suesposte possiamo dividere la stenosi carotidea in quelle asintomatiche quando è clinicamente silente anche se emodinamicamente significativa, e in quelle sintomatiche per la comparsa di segni clinici legati alla comparsa di attacchi ischemici cerebrali transitori (TIA). Si calcola che l’incidenza di ictus in pazienti con una stenosi carotidea sintomatica tra il 70 e il 99% di diametro sia del 13% entro il primo anno e del 35% a 5 anni.

ICONOGRAFIA

 

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