TRATTAMENTO
DEGLI ANEURISMI DELL’AORTA ADDOMINALE.
L’aneurisma dell’aorta addominale è
una delle patologie che trattiamo con maggiore frequenza, sia per
via chirurgica tradizionale, sia con tecnica laparoscopica, sia
per via endovascolare, rispettando in tutti i casi il criterio della
mini-invasività. Si tratta di un approccio a questa malattia
di nuova concezione, nel quale, oltre alla limitazione dell’invasività
chirurgica, viene data grande importanza all’alleggerimento
del trauma fisico e psicologico del paziente, grazie ad una gestione
integrata e globale del malato ad opera di Anestesisti e personale
infermieristico e fisiatrico appositamente formati. Ciò permette,
in ogni caso, la riduzione dell’ampiezza delle incisioni chirurgiche,
la mobilizzazione precoce nel peri-operatorio, la ripresa precoce
dell’alimentazione e la dimissione del paziente 4 o 5 giorni
dopo l’intervento.
Nella chirurgia tradizionale aperta eseguiamo una
mini-laparotomia mediana (apertura dell’addome con un incisione
parallela e in prossimità all’ombelico, spesso di soli
10 cm) con la messa a piatto dell’aneurisma, dopo aver clampato
l’aorta ed i vasi iliaci, e la sostituzione del segmento patologico
mediante un innesto di protesi retta (innesto aorto-aortico) o biforcato
(innesto aorto-bisiliaco). Riserviamo l’accesso retro-peritoneale,
tramite un’incisione sulla parete laterale sinistra dell’addome
ai casi complessi, quando non sia percorribile il trattamento endovascolare.
Nella chirurgia laparoscopica, adottiamo gli strumenti
della laparoscopia, realizzando dei piccoli fori sull’addome
per introdurli, al fine di ridurre ulteriormente l’ampiezza
dell’incisione e del trauma chirurgico. Preferiamo in questo
senso realizzare una chirurgia video-assistita (tecnica operatoria
in cui si utilizza da una parte lo strumentario laparoscopico e
dall’altra una minincisione chirurgica tradizionale per coadiuvare
manualmente i gesti tecnici laparoscopici) anziché totalmente
laparoscopica, considerati gli ottimi risultati ottenuti con la
prima.
Da molti anni, in presenza di quadri anatomici
favorevoli, cioè in casi selezionati, ricorriamo al posizionamento
di endoprotesi. Le soluzioni chirurgiche sono di due tipi: impianto
di dispositivi biforcati che consentono di mantenere la naturale
vascolarizzazione degli arti inferiori dal momento che riproducono
l’anatomia normale dell’aorta e dei suoi vasi o di protesi
aorto-uniliache, che, pur escludendo una delle due arterie iliache
garantiscono la risoluzione della malattia e la vascolarizzazione
di entrambi gli arti dal momento che vengono associati con la chirurgia
e più precisamente con dei bypass (cioè di veri e
propri ponti che consentono al sangue di raggiungere le sedi predestinate
utilizzando una strada alternativa a quella anatomica naturale)
che portano il sangue all’arto controlaterale. In tutti i
casi è necessario l’isolamento chirurgico delle arterie
femorali ai due inguini. Quando si realizza un innesto biforcato,
si inserisce da un’arteria femorale il catetere che veicola
il primo segmento della protesi, composto da un corpo unico, una
branca iliaca ed un monconcino di branca da collocarsi sul lato
opposto rispetto alla prima. Spinto il catetere sino al livello
desiderato, sotto controllo dell’amplificatore di brillanza
(strumento radiologico ad emissione di raggi x che in associazione
con l’uso di mezzi di contrasto, introdotti nell’organismo
per via venosa, consente di visualizzare l’aorta e i suoi
rami collaterali) si rilascia il suddetto modulo protesico. A questo
punto, entrando dall’altra femorale, si incannula il monconcino
di branca e, dentro quest’ultimo, si apre la seconda branca
iliaca, visualizzando sempre le varie fasi con un amplificatore
di brillanza. Si realizza pertanto una ricostruzione totalmente
anatomica dell’aorta e delle iliache, lavorando all’interno
dei vasi.
Quando si confeziona un’endoprotesi aorto-uniliaca
si apre il dispositivo, secondo le modalità viste prima,
in aorta addominale ed all’interno di una sola arteria iliaca.
La seconda iliaca viene invece esclusa mediante il posizionamento,
al suo interno, di un tappo (occlusore), inserito dalla corrispondente
femorale e rilasciato analogamente alle endoprotesi. Il ripristino
della circolazione da questo lato viene ottenuto mediante il confezionamento
di un bypass femoro-femorale crociato, che riceve il sangue dall’asse
in cui si trova l’endoprotesi aorto-uniliaca e lo veicola
all’asse in cui è stato posizionato l’occlusore
iliaco.
ICONOGRAFIA
Trattamento chirurgico tradizionale
Trattamento endovascolare
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